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Commercio equo e solidale

Diritti umani, anche nel caffè!

Con i Verdi - Per un commercio equo e solidale

Il libero commercio dei prodotti alimentari costa molto caro ai paesi in via di sviluppo. Presso l'Organizzazione mondiale del commercio (WTO) le potenze commerciali più forti hanno chiesto libero accesso ai mercati più deboli.

Il loro obiettivo è acquistare materie prime come caffè, zucchero e cacao a prezzi vantaggiosi e allo stesso tempo vendere i loro prodotti finiti che, grazie ai sussidi che ricevono dai paesi ricchi, riescono ad avere prezzi vantaggiosi sul mercato internazionale, a scapito dei prodotti dei paesi che forniscono le materie prime. La seconda parte di questo processo prende il nome di dumping.

La liberalizzazione dei mercati non dà da mangiare a chi soffre la fame. Dal punto di vista dei paesi in via di sviluppo, la specializzazione nella produzione di merci destinate all'esportazione – come il caffè – non crea economie sostenibili. In questo senso, i paesi in via di sviluppo avevano le loro buone ragioni quando, all'incontro del WTO di Cancun, hanno rifiutato l' "accordo" che gli era stato sottoposto.

Il WTO deve prendere atto che il commercio di prodotti alimentari richiede regole specifiche. Ogni accordo commerciale deve prevedere e rispettare il diritto di ogni paese di salvaguardare la sicurezza del proprio sistema alimentare.

L'accesso alla terra e alle risorse naturali deve essere garantito ai più poveri. Bisogna incoraggiare i paesi in via di sviluppo a introdurre metodi di produzione orientati a un'alimentazione di qualità e a sviluppare i mercati locali prima di puntare alla semplice esportazione dei prodotti. L'Europa deve utilizzare i propri fondi disponibili in questo senso.

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